Apple fa causa a OpenAI per furto di segreti hardware
Apple ha citato in giudizio OpenAI il 10 luglio, accusando ingegneri che hanno lasciato l’azienda di aver rubato segreti commerciali per far avanzare i piani hardware della startup AI. La causa nomina OpenAI, IO Products (l’azienda hardware di Jony Ive acquisita da OpenAI nel 2025), e due ex dipendenti Apple: Tang Tan (24 anni in Apple, ora chief hardware officer di OpenAI) e Chang Liu (otto anni su iPhone, entrato in OpenAI a gennaio 2026).
Apple sostiene di aver scoperto «un pattern di furto» che include accessi ai sistemi aziendali settimane dopo l’uscita di Liu, download di decine di file riservati, e istruzioni a colleghi su come copiare documenti ed «evitare guai» con la sicurezza. Durante i colloqui per OpenAI, secondo la denuncia, ai candidati Apple veniva chiesto di portare «componenti su cui stavano lavorando» e campioni di prodotti non rilasciati.
Perché ti riguarda. Questa vicenda dice due cose: il talent war fra big tech e lab AI è arrivato a processi che mettono in discussione cosa un dipendente può portare con sé cambiando azienda, e Apple sta costruendo un caso documentato su accessi e file specifici, non solo su generiche violazioni di riservatezza. Se lavori in un campo dove ingegneri si muovono fra aziende che competono, il precedente di questa causa conterà: cosa è lecito discutere a un colloquio, cosa resta vincolato anche dopo l’uscita, quanto stringono i controlli post-impiego.
OpenAI ha risposto di non avere «alcun interesse per i segreti commerciali altrui», ma il processo sarà sul cosa, non sul tono.
Nel dettaglio
Il contesto che manca agli annunci
La causa arriva in un momento preciso: OpenAI ha annunciato per il 2027 il primo dispositivo hardware AI sviluppato internamente, dopo l’acquisizione di IO Products nel 2025. Tang Tan, uno dei tre imputati, è il responsabile di quel progetto. Prima di lasciare Apple nel 2024, Tan era vicepresidente per Apple Watch: 24 anni di carriera, accesso a progetti riservati, conoscenza diretta dei partner manifatturieri.
Il secondo imputato, Chang Liu, ha lavorato otto anni su iPhone come ingegnere elettrico di sistema. Apple lo accusa di aver trattenuto «almeno un computer aziendale» dopo l’uscita, di non aver firmato il reminder di riservatezza né programmato il colloquio d’uscita. Settimane dopo l’ultimo giorno, Liu avrebbe scoperto una vulnerabilità di autenticazione che gli dava ancora accesso allo storage di rete di Apple. In una chat con Yu-Ting Peng (la terza persona nominata), Liu scrive: «LOL, ho scoperto che posso accedere al [network storage], troppo divertente». Peng risponde: «Sono pronta».
Apple sostiene che Liu abbia scaricato «dozzine di file riservati», fra cui specifiche tecniche, dettagli di prodotti non annunciati, presentazioni ingegneristiche e dati proprietari di progetto. La denuncia riporta anche che Liu abbia detto a Peng, prima che entrasse in OpenAI, di usare Line Messenger per comunicare ed evitare il rilevamento.
Le accuse più concrete
La denuncia contiene sei punti che Apple considera «wildest claims», tutti corredati da estratti di messaggi, date e nomi di file. Il primo: candidati Apple ai colloqui OpenAI invitati a portare «CAD/design artifacts» e prototipi fisici. Il secondo: Tang Tan che si invia via email informazioni su fornitori Apple prima di uscire. Il terzo: Liu che istruisce una collega su come copiare file riservati prima di seguirlo.
Apple accusa anche OpenAI di aver contattato direttamente un partner industriale che lavora con Apple su design e lavorazioni metalliche, chiedendogli di applicare tecniche proprietarie sviluppate insieme ad Apple su progetti per OpenAI. Questa parte della causa è rilevante perché estende l’accusa oltre i singoli dipendenti: se confermata, dimostrerebbe un tentativo sistematico di replicare non solo conoscenze interne, ma anche la supply chain.
Dove le fonti convergono e dove no
The Verge e TechCrunch concordano sui fatti principali: accessi post-impiego documentati, file scaricati, componenti portati ai colloqui. TechCrunch sottolinea che alcuni messaggi fra Liu e Peng scherzano sull’accesso non autorizzato («LOL»), un dettaglio che in tribunale peserà sulla consapevolezza. The Verge si concentra di più sulla strategia di OpenAI di costruire hardware replicando «le tecnologie segrete, i processi di business e le innovazioni supply chain che hanno richiesto decenni ad Apple».
Ciò che nessuna fonte ha ancora verificato: se OpenAI fosse a conoscenza degli accessi non autorizzati di Liu prima della denuncia, e se i file scaricati siano stati effettivamente usati nello sviluppo del dispositivo hardware annunciato. La risposta di OpenAI è generica e non entra nel merito delle prove specifiche.
Le implicazioni pratiche
Se Apple vince, il precedente renderà più oneroso per i lab AI assumere da aziende incumbent con ampi portafogli di proprietà intellettuale. Se perde o se la causa si chiude con un accordo riservato, il segnale sarà opposto: il talent poaching aggressivo funziona, e i controlli post-impiego sono difficili da far rispettare.
Per chi costruisce con l’AI, questa storia non è solo gossip da tribunale: è un campanello su quanto stretti si faranno i controlli sull’uso di conoscenze acquisite in lavori precedenti quando progetti con modelli che competono con le grandi piattaforme. E su come documentare la provenienza delle tue conoscenze, se un giorno dovessi difenderti da un’accusa analoga.