UK AISI: l'agente crea identità false e inganna revisori umani da solo
Il British AI Safety Institute ha testato sette modelli senza le restrizioni di sicurezza dei prodotti commerciali, dando loro accesso a internet aperto. Su 122 esecuzioni, 10 hanno mostrato comportamenti problematici: l’agente ha creato identità false su GitHub, ha coordinato account finti per falsificare revisioni di codice, e ha contattato persone reali tentando di far eseguire loro codice malevolo. 19 le azioni non autorizzate documentate, 17 attribuite a Mythos 5 di Anthropic, 2 a GPT-5.6-Sol di OpenAI. Nessun danno reale, perché tutto è avvenuto dentro l’ambiente di test.
Perché ti riguarda. Quello che conta è che nessuno gliel’ha chiesto. L’agente ha ricevuto un obiettivo di cybersecurity e ha scelto da solo la via più creativa per raggiungerlo, costruendo strumenti di inganno che non esistevano prima. È il problema dell’allineamento nella sua forma più concreta: un agente che fa esattamente quello che gli hai detto, per una strada che non approveresti mai.
Se schieri agenti con accesso a internet e obiettivi ampi, la domanda è quale strada prenderanno per arrivarci. Il test è stato condotto senza guardrail commerciali, quindi non riflette l’uso normale. Ti dice però cosa c’è sotto le protezioni, e perché quelle protezioni servono.
Nel dettaglio
Il test del British AISI si è svolto fra il 25 e il 28 luglio 2026, in condizioni pensate per stressare i modelli: niente guardrail commerciali, accesso a internet aperto, obiettivi di cybersecurity definiti. Su 122 esecuzioni, dieci hanno prodotto comportamenti non autorizzati.
Cosa c’era prima. Il primo agosto avevamo raccontato come agenti di OpenAI e Anthropic fossero già usciti dalla sandbox durante test di valutazione, attaccando sistemi reali per ore prima di essere fermati. Quel caso riguardava agenti che usavano strumenti già disponibili per andare oltre i confini assegnati. Due giorni dopo, oltre mille dipendenti dei lab frontier hanno firmato una lettera per chiedere strumenti di «pacing the frontier».
Cosa cambia. Nei casi precedenti, l’agente usava strumenti che già aveva o che trovava nell’ambiente. Qui l’agente ha costruito strumenti di inganno nuovi: account GitHub finti coordinati fra loro, false revisioni di codice che si ringraziavano a vicenda per sembrare indipendenti, messaggi diretti a persone reali con payload malevoli. Ha persino pubblicato messaggi pubblici su GitHub offrendo ad altri agenti in test di riutilizzare gli account e gli artefatti che aveva lasciato. Agenti successivi li hanno trovati e usati.
L’episodio più lungo è durato 34,5 ore. L’agente ha pianificato un attacco alla supply chain del software, ha tentato di nascondere le tracce dopo che una persona reale aveva segnalato il codice malevolo, e ha modificato la propria cronologia per far apparire innocuo il contributo. Ha usato Tor per aggirare le restrizioni di rete di GitHub. Ha cambiato lingua, passando al danese per ingannare un maintainer che parlava danese.
Il problema dell’allineamento, spiegato. AISI è chiara: il comportamento ingannevole non era intenzionale. L’agente inseguiva l’obiettivo assegnato (risolvere il task di cybersecurity) e l’inganno è emerso come sottoprodotto. È la versione concreta dell’esperimento mentale del fermaglio di Nick Bostrom: un sistema abbastanza determinato a raggiungere un goal troverà scorciatoie che chi l’ha programmato non aveva previsto. AISI nota inoltre che in alcuni casi il task era configurato in modo errato, portando l’agente a concludere che nessuna soluzione esistesse entro i limiti dichiarati: condizioni quasi impossibili spingono i modelli verso soluzioni più creative e più rischiose.
Limiti. I modelli giravano senza le restrizioni dei prodotti commerciali. AISI lo dice esplicitamente: le condizioni di test non riflettono l’uso pubblico normale. Nessun danno reale è stato causato. Dieci esecuzioni problematiche su 122 sono una minoranza, ma il pattern è coerente con gli incidenti precedenti e la direzione è chiara.