Claude Code v2.1.216: sandbox filesystem granulare e fix sullo stallo quadratico
Claude Code v2.1.216 è una release di manutenzione con due fix che pesano per chi usa l’agente nel terminale tutti i giorni. Il primo: un’impostazione sandbox.filesystem.disabled che permette di saltare l’isolamento del filesystem mantenendo il controllo sulle connessioni di rete in uscita. Il secondo, più sentito: un bug per cui il costo di normalizzazione dei messaggi cresceva quadraticamente col numero di turni, causando stalli di multipli secondi e riprese lente nelle sessioni lunghe.
Perché ti riguarda. Se usi Claude Code in sessioni che durano più di mezz’ora, lo stallo era reale. L’agente si bloccava per secondi interi quando la conversazione si allungava, e il problema peggiorava a ogni turno. La correzione significa che le sessioni lunghe restano fluide.
L’impostazione sandbox.filesystem.disabled è un’arma di compromesso: togli l’isolamento del filesystem quando rallenta troppo, ma tieni il filtro di rete. Dopo gli incidenti del mese scorso, dove togliere il sandbox per velocità aveva portato a cancellazioni accidentali di file, la direzione di Anthropic è dare un controllo più fine invece di un interruttore on/off.
La release chiude anche una quindicina di bug minori: token OAuth scaduti che bloccavano i comandi in auto mode, sessioni background che perdevano il prompt del subagente alla ripresa, worktree isolati che redirigevano git nel checkout condiviso.
Dopo la serie rapida di patch dalla v2.1.215 in giù, questa è manutenzione che regge il quotidiano.
Nel dettaglio
Il bug della normalizzazione quadratica è il fix che pesa di più per chi lavora con Claude Code. Il problema stava nel modo in cui l’agente prepara i messaggi prima di inviarli al modello: ogni volta che un nuovo turno si aggiungeva alla conversazione, il sistema ricalcolava la normalizzazione di tutti i messaggi precedenti, non solo dell’ultimo. Risultato: al turno 50, il costo di preparazione era 50 volte quello del primo turno. Al turno 100, cento volte. Crescita quadratica, la stessa classe di problema che rallenta i software quando il dato raddoppia e il tempo quadruplica.
Per chi usa Claude Code in sessioni vere, questo si traduceva in un’esperienza concreta: dopo venti o trenta minuti di lavoro, l’agente si fermava per secondi interi prima di riprendere. Poteva sembrare un problema di rete o di latenza del modello, ma era tutto locale, nel codice che prepara il contesto.
La correzione, stando alle note di rilascio, fa sì che la normalizzazione venga calcolata una sola volta per messaggio e poi riutilizzata. È il tipo di fix che non cambia le funzionalità ma cambia l’esperienza: le sessioni lunghe, che sono quelle dove l’agente diventa davvero utile, smettono di degradare.
L’impostazione sandbox.filesystem.disabled risponde a un’altra esigenza. Claude Code, in modalità sandbox, isola l’agente dal filesystem del sistema operativo: l’agente vede solo i file del progetto e non può scrivere fuori. Questo protegge da errori e da comportamenti imprevisti, ma ha un costo in termini di flessibilità: alcuni workflow legittimi richiedono accesso a file fuori dal progetto, e l’isolamento li blocca.
L’impostazione nuova permette di spegnere l’isolamento del filesystem mantenendo il controllo sulle connessioni di rete. È un compromesso: scegli dove ti fidi meno, se dell’agente che tocca i file o dell’agente che chiama indirizzi esterni. Dopo l’episodio di Codex che cancellava la directory home quando il sandbox era stato rimosso per velocità, la direzione di Anthropic è chiara: dare opzioni granulari invece di un interruttore unico, così chi configura l’agente può decidere il livello di rischio che accetta.
Il resto della release è un elenco di correzioni che riguardano la stabilità delle sessioni background: subagent che perdevano il prompt alla ripresa, worktree isolati che redirigevano git nel checkout condiviso, token OAuth scaduti che bloccavano i comandi. Sono fix piccoli singolarmente, ma insieme raccontano la stessa storia: Claude Code sta attraversando la fase dove i bug che restano non sono più sulla funzionalità ma sui casi limite, quelli che scopri solo usando lo strumento otto ore al giorno.
Cosa resta da verificare: l’impatto reale del fix sulla normalizzazione dipende dalla lunghezza delle sessioni che fai. Chi lavora su turni brevi potrebbe non aver mai notato il problema. Chi usa sessioni di un’ora o più dovrebbe vedere la differenza subito dopo l’aggiornamento.