Anthropic: Claude Cowork serve soprattutto per il lavoro noioso che nessuno vuole
Anthropic ha analizzato 1,2 milioni di sessioni di Claude Cowork da oltre 600.000 organizzazioni (maggio 2026). Metà dell’uso va a due categorie: processi amministrativi (33,4%) e produzione di testi (16,4%). Significa: compilare report da aggiornamenti sparsi, costruire checklist di onboarding, riconciliare fogli di calcolo, abbozzare presentazioni e documenti.
Il coding conta solo l’8,7% delle sessioni: gli sviluppatori usano Claude Code per scrivere codice, e Cowork per le comunicazioni intorno al codice. Le altre categorie (ricerca 6,4%, analisi dati 5,8%, assistenza personale 3,8%) restano marginali.
Perché ti riguarda. La tesi del manifesto di questo sito si conferma nei dati: l’AI potenzia dove il lavoro è ripetitivo e poco gratificante, il “lavoro intorno al lavoro”. Non sostituisce la parte creativa o strategica, ma libera tempo per farla. Se stai decidendo cosa delegare, questi dati ti dicono dove l’AI porta risultati riconoscibili da subito: le attività di raccordo e formattazione che tutti devono fare e nessuno vuole.
Nel dettaglio
Il contesto
Claude Cowork è il chat agent di Anthropic lanciato nel 2025, progettato per portare capacità agentiche in un’interfaccia familiare. Prima dell’analisi, si supponeva che l’uso principale fosse il coding: invece i dati mostrano che gli sviluppatori vanno su Claude Code per programmare, e usano Cowork per tutto il resto.
Cosa dice davvero l’analisi
Il campione copre dal 11 al 31 maggio 2026. Un sistema automatico ha assegnato ogni sessione a una fra 20 categorie di lavoro. I numeri chiave:
- 33,4% processi operativi e amministrativi: status report, onboarding, riconciliazioni.
- 16,4% creazione di contenuti: bozze, slide, post, proposte.
- 8,7% sviluppo software, 7% DevOps, 6,4% ricerca, 5,8% analisi dati.
- Il resto si distribuisce su categorie minori (vendite 4%, meeting 1,8%).
Anthropaic descrive queste attività come “connettive”: collegano informazioni sparse, traducono decisioni per pubblici diversi, danno ai nuovi arrivati l’accesso alla conoscenza istituzionale.
I limiti dichiarati
Anthropaic stesso segnala:
- La tassonomia classifica attività, non professioni: non ci sono categorie separate per marketing, finanza o HR, probabilmente dentro “Processi operativi”.
- Il campione ha un tetto massimo di sessioni per ora, quindi le ore di punta sono sottorappresentate.
- Circa il 5% delle sessioni è uso personale (hobby, chat): il dataset non è esclusivamente lavoro.
Cosa c’entra con quello che abbiamo raccontato
Il 6 luglio Zuckerberg ammetteva che gli agenti vanno più lenti del previsto: difficile costruire agenti affidabili su compiti complessi. Questi dati di Anthropic lo confermano dall’altro lato: gli agenti funzionano oggi dove il compito è chiaro e ripetitivo, non dove serve giudizio o creatività strategica.
Le lezioni del corso su come dare istruzioni chiare partono da questa realtà: l’agente lavora bene dove puoi descrivere “come si riconosce un buon risultato”. Compiti vaghi o creativi restano territorio umano.
Implicazioni pratiche
Se stai valutando cosa delegare a un agente, parti dalle attività di raccordo che hai nella giornata: report ricorrenti, sintesi di thread lunghi, prime bozze da rivedere. I dati dicono che lì l’AI porta valore misurabile. Non delegargli la strategia o la decisione: delegagli il materiale preparatorio che la rende possibile.
Anthropaic pubblicherà aggiornamenti dell’analisi. Per ora, questi numeri confermano che l’angolo giusto è quello del potenziamento, non della sostituzione.