Il codice pulito aiuta davvero gli agenti (studio controllato)
Cos’è successo. Priyansh Trivedi e Olivier Schmitt (SonarSource) hanno pubblicato uno studio controllato su una domanda pratica: il codice pulito cambia il modo in cui funziona un agente? Hanno costruito sei coppie di repository identici per architettura e comportamento esterno, ma diversi per qualità strutturale: uno pulito, uno pieno di violazioni di analisi statica e alta complessità cognitiva. Hanno fatto girare Claude Code su 33 task attraverso 660 prove. Risultato: il tasso di successo non cambia, ma gli agenti che lavorano su codice pulito usano il 7-8% di token in meno e riaprono il 34% in meno di file.
Perché ti riguarda. Quando passi un codebase a un agente, la qualità del codice non decide se ce la fa, ma decide quanto costa e quanto ci mette. Se refactori prima, l’agente naviga meglio, consuma meno, e ti lascia più margine nel limite di contesto. Vale anche al contrario: un progetto sporco non lo ferma, ma ti costa di più a ogni giro. La lezione è che i principi di manutenibilità (nomi chiari, bassa complessità, coerenza) contano ancora, anche con un agente che scrive per te.
Dove guardare. Lo studio è su arXiv con il protocollo completo. Se vuoi applicarlo al tuo codice, lo strumento che serve è un linter o un analizzatore statico che misuri complessità cognitiva e violazioni di stile — il paper usa SonarQube. Prima di refactorare per un agente, però, misura: se il progetto è già pulito, non guadagni nulla.