Note · 22/05/2026

Da Asimov agli agenti: perché insegno questo

A sedici anni avevo letto tutti i libri di Isaac Asimov. Le tre leggi, i robot che ragionano, le macchine che aiutano gli umani a pensare meglio invece che al posto loro.

Vedere questo mondo materializzarsi, oggi, è come se un lettore accanito di fantasy vedesse apparire davvero il mondo che aveva solo immaginato. Non è un’esagerazione retorica: è precisamente la sensazione.

Ma c’è una differenza fra Asimov e certa narrazione di oggi. In Asimov le macchine erano interessanti per cosa permettevano alle persone di diventare, non per come le sostituivano. È la stessa distinzione del manifesto: potenziare, non rimpiazzare.

Insegno questo — gratis, in quattro lingue, senza gergo — perché la parte più bella di quel mondo immaginato si avvera solo se resta comprensibile a tutti. Se diventa territorio di pochi, non è il futuro di Asimov. È un altro.

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