Cosa NON dare all'AI: privacy, dati sensibili, buon senso

Il capitolo su dare contesto ti ha detto di mostrare i documenti veri invece di raccontarli a memoria. Questo capitolo aggiunge un confine necessario: mostrare il documento vero non significa mostrare qualunque documento vero, a qualunque assistente, senza pensarci.
Il problema non è l’AI, è dove va il dato
Quando incolli del testo in un assistente generico basato su cloud, quel testo lascia il tuo computer e arriva a un servizio esterno. Le aziende serie hanno policy su come trattano questi dati, ma la policy più prudente è quella che ti fai tu: se un dato non condivideresti per email a una persona esterna alla tua azienda senza pensarci, probabilmente non dovrebbe finire nemmeno in un assistente generico. Non è una regola contro l’AI, è la stessa prudenza che useresti con qualunque strumento che manda informazioni fuori dai tuoi sistemi.
Cosa tenere fuori quasi sempre
Ci sono categorie di dati per cui la prudenza dovrebbe essere il comportamento di default, non un’eccezione: dati sanitari di persone identificabili, numeri di documenti d’identità, credenziali e password, dati finanziari personali (non aggregati) di clienti o dipendenti, informazioni coperte da un accordo di riservatezza con un cliente o un partner. Se il tuo lavoro tocca regolarmente una di queste categorie, probabilmente esiste già una policy aziendale che lo dice esplicitamente: quella policy viene sempre prima di qualunque regola generale letta in un corso online, questo incluso.
Anonimizzare invece di rinunciare al contesto
La buona notizia è che spesso non devi scegliere fra «do tutto il contesto» e «non do niente». Puoi sostituire i dettagli identificativi con segnaposto prima di incollare il materiale, mantenendo la struttura che serve all’agente per capire la situazione. «Il cliente Rossi Spa lamenta un ritardo di dieci giorni sulla fornitura X» diventa «Il cliente [Cliente A] lamenta un ritardo di dieci giorni sulla fornitura [Prodotto X]»: l’agente ha ancora tutto quello che gli serve per aiutarti a scrivere la risposta, il nome vero del cliente resta sul tuo computer e non arriva mai al servizio esterno. Rimetti i nomi veri tu stesso, alla fine, quando il testo torna nelle tue mani.
Questo trucco funziona bene quando il valore del documento sta nella struttura della situazione, non nell’identità specifica delle persone coinvolte, che è il caso più comune. Non funziona quando l’identità specifica è proprio il punto (per esempio, un’analisi che dipende dalla storia particolare di quel cliente): in quei casi, la domanda giusta non è come anonimizzare, ma se quel compito va affidato a un assistente generico oppure no.
Lo strumento che usi cambia la soglia di prudenza
Non tutti gli assistenti AI trattano i tuoi dati allo stesso modo. Molti strumenti pensati per aziende hanno contratti espliciti che escludono l’uso delle tue conversazioni per addestrare modelli futuri, mentre la versione gratuita di uno strumento consumer spesso non offre questa garanzia, o la offre solo a pagamento. Vale la pena sapere, una volta sola, quale garanzia ha lo strumento che usi ogni giorno per lavoro: cambia quanto puoi permetterti di essere meno rigido con il buon senso descritto sopra, senza cambiare la sostanza della prudenza per le categorie più sensibili.
Un esempio vero
Devi far riassumere all’agente un lungo scambio di email con un cliente per preparare la tua prossima chiamata. Lo scambio contiene il nome del cliente, l’importo del contratto, e verso la fine anche un numero di conto bancario che ti aveva mandato per un rimborso. Prima di incollare tutto, sostituisci il nome del cliente con «[Cliente]», l’importo con «[importo contrattuale]» se non ti serve per il riassunto, e togli del tutto il numero di conto, che non ha niente a che fare con la preparazione della chiamata. Il riassunto che ottieni è ugualmente utile, perché quello che conta per prepararti alla chiamata è la struttura della situazione, non i dati che hai tolto.
Una cosa da fare, adesso
Guarda l’ultimo documento che hai incollato in un assistente AI senza pensarci. Controlla se conteneva qualcosa che rientra nelle categorie sopra. Se sì, per la prossima volta prova la versione anonimizzata: sostituisci i dettagli identificativi con segnaposto prima di incollare, e verifica che il risultato ti serva comunque.
Un prompt da cui partire
Ho questo testo da far leggere a un assistente AI: [incolla il testo].
Prima di incollarlo altrove, aiutami a sostituire nomi propri, importi specifici e dati identificativi con segnaposto tipo [Cliente], [Importo], mantenendo la struttura della frase.
Nota che qui l’agente stesso ti aiuta ad anonimizzare: è un uso legittimo, perché il testo originale in questo passaggio resta comunque sul tuo strumento di lavoro, prima di decidere cosa condividere altrove.

Dove andare adesso
Nell’ultimo capitolo prima del progetto conclusivo del percorso, vediamo come scegliere lo strumento giusto fra i tanti disponibili, senza cadere nella trappola di provarli tutti.